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Episodio 11

TESTO e ILLUSTRAZIONI di Maurizio Stagni TRATTO DA: “Le avventure di PINOCCHIO” di CARLO COLLODI nei capitoli: 26, 27.

Figuratevi vedere arrivare a scuola uno scolaro di legno. Così i ragazzi si scatenarono intorno al loro compagno con burle, prese in giro, beffe… Alla fine gli scherzi non mancarono di infastidire Pinocchio che esigeva rispetto. Uno dei compagni più impertinente degli altri volle prenderlo per il naso ma invece in cambio si prese una bella pedata di legno negli stinchi.


— Ohi! che piedi duri! — urlò il ragazzo stropicciandosi il livido che gli aveva fatto il burattino.


— E che gomiti!… anche più duri dei piedi! — disse un altro che, per i suoi scherzi sguaiati, s’era beccata una gomitata nello stomaco.


Alla fine con qualche pedata e gomitata, che grossi lividi avevano procurato, il burattino si conquistò stima e simpatia dei suoi compagni.


Un giorno proprio quei compagni ribelli e scapestrati gli dissero che in mare da quelle parti girava un cattivo ed enorme Pesce-cane. Quello che forse aveva ingliottito papà Geppetto. Così si lasciò convincere e per primo si mise a correre verso la spiaggia. Come già visto in precedenza era irragiungibile.


Il Pesce-cane probabilmente girava da quelle parti ma non in quel momento. Era stata semplicemente un’altra burla a carico di Pinocchio che questa volta si arrabbiò. I suoi compagni avevano voluto fargli perdere una giornata di scuola perchè era così bravo e diligente sempre che li faceva apparire agli occhi del maestro ancora più monelli di quanto già fossero.


Pinocchio li canzonò dandogli dei “peccati mortali” e dopo una pernacchia all’indirizzo della truppa nemica il burattino si prese un pugno sulla testa.


“Ma fu, come si suol dire, botta e risposta; perchè il burattino, com’era da aspettarselo, rispose subito con un altro pugno: e lì, da un momento all’altro, il combattimento diventò generale e accanito”.


“Pinocchio, sebbene fosse solo, si difendeva come un eroe. Con quei suoi piedi di legno durissimo lavorava così bene, da tener sempre i suoi nemici a rispettosa distanza. Dove i suoi piedi potevano arrivare e toccare, ci lasciavano sempre un livido per ricordo”.


Pinocchio era invincibile nel corpo a corpo sempre di legno duro era fatto. Così i ragazzi decisero di armarsi con proiettili che avevano a portata di mano. I libri.


Divampò quindi una battaglia fatta di dizionari, vocabolari, libri di racconti… Tutti scagliati verso Pinocchio ma molti sbagliando mira finivano in pasto ai pesci che dopo poco si accorsero che non era roba mangiereccia.


Un granchio si decise a mettere in guardia gli scatenati del pericolo che qualcosa di grave potesse succedere ma i consigli sono difficili da recepire in tempo di pace figuriamoci in piena guerra. Così Pinocchio gli urlò dietro:

Chetati, Granchio dell’uggia! Faresti meglio a succiare due pasticche di lichene per guarire da codesta infreddatura di gola. Va’ piuttosto a letto, e cerca di sudare!”


I libri di aritmetica specie se rilegati per durare nel tempo possono fare molto male. “Uno di quei monelli agguantò quel volume, e presa di mira la testa di Pinocchio, lo scagliò con quanta forza aveva nel braccio: ma invece di cogliere il burattino, colse nella testa uno dei compagni, il quale diventò bianco come un panno lavato“. Eugenio sembrava morto.


Due carabineri che passavano da quelle parti vedendo il ragazzo a terra chiesero come si fosse ferito e Pinocchio dichiarò che il libro colpevole dell’incidente era il suo. In realtà lui era innocente ma per i carabinieri non fu così. Seduta stante fu dichiarato colpevole e con grandi rimorsi per essersi lasciato convincere da quei cattivi compagni, venne arrestato.



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