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Episodio 16

TESTO e ILLUSTRAZIONI di Maurizio Stagni TRATTO DA: “Le avventure di PINOCCHIO” di CARLO COLLODI nei capitoli: 34, 35.

Finalmente Pinocchio libero dopo essersi burlato di chi avrebbe voluto uccidere un povero ciuchino zoppo e della sua pelle farsi un tamburo, si rituffò in mare ed iniziò a nuotare facendo capriole e salti come un delfino di buon umore…


Pinocchio nuotava verso uno scoglio bianco sul quale c’era quella che sembrava una capretta turchina che tanto Pinocchio sperava fosse ancora una volta la Fata Turchina ma…

“era già a mezza strada, quand’ecco uscir fuori dall’acqua e venirgli incontro un’orribile testa di mostro marino, con la bocca spalancata come una voragine, e tre filari di zanne, che avrebbero fatto paura anche a vederle dipinte. Quel mostro marino era nè più nè meno quel gigantesco Pesce-cane ricordato più volte in questa storia, e che per le sue stragi e per la sua insaziabile voracità, veniva soprannominato «l’Attila dei pesci e dei pescatori”.


Pinocchio nuotava e la capretta lo spronava a nuotare più forte con tutto se stesso … Nuota… NUOTA… NUOTAAAA… Finalmente raggiunse lo scoglio bianco quasi in salvo e la capretta gli allungava le zampette… “Ma oramai era tardi! Il mostro lo aveva raggiunto. Il mostro, tirando il fiato a sè, si bevve il povero burattino, come avrebbe bevuto un uovo di gallina, e lo inghiottì”.


Intorno a sè c’era da ogni parte un gran buio: ma un buio così nero e profondo, che gli pareva di essere entrato col capo in un calamaio pieno d’inchiostro“. Anche un tonno filosofo fu catturato e così non poteva fare a meno di pensare che “quando si nasce Tonni, c’è più dignità a morir sott’acqua che sott’olio!…”


Pinocchio vide una lucina in fondo a tanto buio e la raggiunse un poco a tentoni ed un poco “sdruciolando” nel ventre dell’animale. In cuor suo sperava dove c’era la luce, ci fosse qualcuno che gli insegnasse la strada della fuga. Trovò qualcuno che stava mangiando a tavola…

Era Geppetto!! Proprio lui era lì.


Era stato inghiottito dal Pesce-cane proprio il giorno in cui si erano visti dalla spiaggia ormai due anni prima. Quella medesima burrasca, che rovesciò la sua barchetta, fece anche affondare un bastimento mercantile. I marinai si salvarono tutti, ma il bastimento colò a fondo, e il solito Pesce-cane, che quel giorno aveva un appetito eccellente, dopo aver inghiottito Geppetto, inghiottì anche il bastimento. Di quella riserva di sopravvivenza non rimaneva praticamente più nulla.


Pinocchio prese in mano la situazione. Constatato che “il Pesce-cane, essendo molto vecchio e soffrendo d’asma e di palpitazione di cuore, era costretto a dormire a bocca aperta: per cui Pinocchio affacciandosi al principio della gola, e guardando in su, potè vedere al di fuori di quell’enorme bocca spalancata un bel pezzo di cielo stellato e un bellissimo lume di luna”.


Trovato il momento buono per scappare fuori dalla bocca del grande pesce oltre le tre file di denti, pinocchio con in groppa Geppetto si mise a nuotare come ben sapeva fare. Sentiva tremare il papà ma cercava di consolarlo finche però gli mancarono le forze. Quando ormai ogni speranza era perduta…


Arrivò in soccorso il tonno che aveva seguito i passi di Pinocchio e Geppetto nella fuga e così alla fine vennero salvati e sul dorso del grosso tonno rapidamente giunsero fino ad una spiaggia.


Pinocchio fu riconoscente di quell’aiuto miracoloso. Così quando “il Tonno cacciò il muso fuori dall’acqua, e Pinocchio, piegandosi coi ginocchi a terra, gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca. A questo tratto di spontanea e vivissima tenerezza, il povero Tonno, che non c’era avvezzo, si sentì talmente commosso, che vergognandosi a farsi veder piangere come un bambino, ricacciò il capo sott’acqua e sparì”.



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